Nero criminale

Nero criminale

13,00€
Disponibile

Etichetta: Avofilm
Codice articolo: vhos0369
Categoria: VHS » Film Horror
Caratteristiche
Anno: 1977
Regista/Autore: P. Walker
Tipologia: Ex Noleggio
Trama

Il film inizia con un flashback in bianco e nero ambientato in un luna park, dove una chiaroveggente, non inquadrata, sembra soccorrere qualcuno che le chiede aiuto, ma in realtà lo uccide. Un giudice proclama la colpevolezza della maga che ascolta stringendo amorevolmente la mano del marito. Finito il flashback, il film diventa a colori e introduce un gruppo di teddy boys tra i quali la violenza serpeggia sotterranea, costante. Nel gruppetto, Debbie (Kim Butcher), una ragazza rissosa e manipolatrice, ha scoppi di violenza rabbiosa che la conducono all'omicidio. Jackie (Deborah Fairfax), sorella di Debbie e ignara del misfatto, si preoccupa per l'irrequietezza della ragazza. E si preoccupa anche per la salute mentale della mamma Dorothy (Sheila Keith), la donna condannata all'inizio del film e ora libera e assecondata amorevolmente dal fedele marito Edmund (Rupert Davies). Per tenerla tranquilla, Jackie (che cerca di condurre una vita normale con un giovane psichiatra) le porta misteriosi pacchetti che perdono gocce di sangue. Con precisione geometrica, le spirali dell'orrore più cupo cominciano ad avvolgersi. Il capolavoro della coppia Walker-McGillivray, è anche il primo film di Walker in cui il sesso non ha più alcun ruolo esplicito. Non c'è nessuna concessione al suo vecchio pubblico. Vuole colpire allo stomaco con una storia dura, senza compromessi, e ci riesce, anche se il film è un flop commerciale. Walker parte dal caso singolo, ma lo inserisce perfettamente in un ambito collettivo, perfezionando una metafora sociale. In questo, Walker è omologo di Romero rispetto al quale rappresenta, per quegli anni, una specie di risposta britannica, per il realismo e la spavalderia nell'affrontare spregiudicatamente tematiche forti, in questo caso il cannibalismo. In comune, hanno l'attrazione per il sociale, il tono cupo e oppressivo, la fuga dal lieto fine ma anche dal finale negativo meccanico (e dai sottofinali annunciati che infesteranno quasi tutti gli horror dalla fine degli anni '70 e per tutti gli anni '80 e oltre). Sheila Keith dà il meglio di sé: è talvolta eccessiva, ma lo è in modo unico. Sembra divertirsi molto in questi ruoli e li interpreta con convinzione. La sua gioia dopo l'assassinio e dopo aver assaggiato il sangue della vittima è resa in modo orgasmico del tutto originale. Compatto, crudele, articolato, basato su un'idea forte e, all'epoca, anche originale, è un film imprescindibile, anche se sicuramente non per tutti

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