Lo Smemorato di Collegno

Lo Smemorato di Collegno

3,00€
Non disponibile

Etichetta: Azzurra
Codice articolo: prd14244
Categoria: VHS » Offerta e Scontati
Caratteristiche
Anno: 1962
Regista/Autore: S. Corbucci
Tipologia: Usato
Trama

Il comico e il tragico - diceva Roberto Benigni nel lontano 1998 in una conferenza tenuta al Liceo Manzoni di Milano - stanno entrambi alla stessa altezza: corrono su fili funambolici lontanissimi da terra. Lo smemorato di Collegno ce ne offre una riprova, perché in questo film è perfettamente riuscita l'operazione di rovesciamento di una vicenda tragica in un contesto che ci fa sorridere, grazie alla sceneggiatura e all'abilissima interpretazione del protagonista. Liberamente ispirato al reale caso giudiziario Canella-Bruneri, Lo smemorato di Collegno trasporta la vicenda dagli anni Venti al secondo dopoguerra e pur restando fedele nel titolo al dato biografico non comparirà mai nella pellicola il chiostro della certosa di Collegno sede del manicomio. Fulcro della storia e della comicità è a tutti gli effetti Totò, che all'epoca fu definito dal Corriere della Sera «Un Totò in forma smagliante». Quest'ultimo dà vita a scene davvero irresistibili (come quando si traveste da suora per scappare dal manicomio) e rende la storia una peripèteia (la peripezia tipica delle commedie classiche) senza bisogno di anagnòresis (il momento dello svelamento dell'identità nascosta e lo scioglimento del mistero). Forse soprattutto qui sta l'originalità del contenuto del film: alla fine allo spettatore non importa sapere quale sia la vera identità dello smemorato, perché di lui ha già avuto modo di conoscere buoni sentimenti e qualità etiche. Lo smemorato stesso non ritrova nome e cognome ma si riconosce in se stesso e nei suoi valori. Curioso poi il fatto che il protagonista si senta riconosciuto davvero solo dal cane lupo Fido (proverbiale l'affetto di Totò per i cani), l'unico amico sincero a differenza di tutte le altre persone che pretendevano di identificare lo smemorato per un proprio tornaconto. Il reduce senza memoria, orgoglioso dei suoi trascorsi da alpino, riesce così a non farsi abbindolare né dalla ricca signora Ballarini (della quale rifiuta un patto che pur facendolo vivere nel lusso svilirebbe la sua dignità) né dalla povera Polacich con figlio a carico, e per fortuna cade anche il sospetto nei suoi confronti in base al quale alcuni lo ritenevano un noto criminale. Proprio in tribunale Totò è decisamente padrone della situazione: benché sia lui il processato non si lascia mai intimidire da nessuno, tanto meno dai giudici. Riesce a ribaltare a suo favore ogni spinoso frangente grazie all'arte della parola con cui sono costruite molte delle battute più riuscite del film (memorabile in una scena precedente al processo, il grido «Smemorati di tutto il mondo, uniamoci!» contro gli “avvoltoi” della pubblicità…). L'umorismo risulta inoltre creato in più di una situazione dalla contaminazione continua di contesti differenti (durante il dialogo con lo smemorato, lo studio dello psichiatra - Nino Taranto – sembra trasformarsi di volta in volta nella bottega di un barbiere, in un quadretto di vita familiare, nel colloquio di dimissioni fra un capo e il suo dipendente e in molto altro ancora). Da citare la recitazione di Macario nei panni di un pazzo del manicomio: una comicità genuina fatta di una buffa placidità dal sapore ingenuo che colora a tinte vivaci il bianco onnipresente nel luogo di cura. Resta, traccia sfumata e tenue della tragicità della vicenda originale, l'atmosfera malinconica che avvolge Totò alla fine del film, quando vediamo la sua figura allontanarsi di spalle e con andatura goffa, in compagnia del cane, in uno scenario di solitudine e a tratti surreale.

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