La materia è la stessa del film (1954) di Dréville, ma assai diverso è il modo con cui, al suo 6° film, il talentoso regista teatrale P. Chéreau la racconta, dopo averlo sceneggiato con Danièle Thompson. È anzitutto la storia di una famiglia mostruosa, quella dei Valois, che fa perno su una madre terribile, l'italiana Caterina de' Medici. È un personaggio con cui fu premiata a Cannes V. Lisi, straordinaria per sobrietà in un film che sobrio non è. È la storia di Margot (Adjani, monocorde), incestuosa, dissoluta e vorace che, scoperto l'amore, passa dal campo degli oppressori a quello degli oppressi. È la storia di due uomini Enrico di Navarra (Auteuil), futuro Enrico IV, e Bonifacio de la Mole (Perez) che in modi diversi le furono legati. È un fosco, furente, forsennato dramma di pugnali e veleni sotto il segno del sangue, della morte, del sesso e della lotta per il potere con cui Chéreau punta, attraverso Dumas padre, su Marlowe (Il massacro di Parigi, 1592-93) e sul teatro elisabettiano. È anche un film eccessivo, disordinato e ridondante col piede sull'acceleratore della violenza parossistica, ma che fa un discorso sull'intolleranza e trova agganci con quel che è accaduto ai giorni nostri in Bosnia, Ruanda, Biafra. L'edizione italiana ha eliminato alcuni momenti spinti di sesso e violenza.