Amen

Amen

10,00€
Disponibile

Etichetta: Bmg
Codice articolo: vmu0005
Categoria: VHS » Musicali
Caratteristiche
Anno: 1992
Regista/Autore: L. Dalla
Tipologia: Nuovo
Trama

Una giovane donna coreana arriva a Parigi, ma non trova nessuno ad attenderla all'aeroporto. Prova a chiamare l'uomo che veniva a visitare, ma il numero non è attivo. Si reca all'abitazione di costui, solo per scoprire che il connazionale è partito per Venezia. La ragazza prende quindi il treno per l'Italia. Durante la notte, una misteriosa presenza che veste una maschera a gas si manifesta nel suo compartimento. Inizia un inquietante gioco di fughe e rincorse tra la donna e l'arcana figura. Dopo aver vinto il premio Un Certain Regard di Cannes 2011 con Arirang, Kim Ki-duk ha sorpreso nuovamente tutti, completando a tempo di record e in totale segreto - come da par suo - un nuovo lungometraggio, che ha avuto la sua prima mondiale in concorso al 59° Festival di San Sebastian. In Arirang, in effetti, Kim s'era dato due opzioni: lasciare il cinema e non dirigere più un film oppure riprendere daccapo, ripartire da zero con l'energia di un debuttante. Kim ha ovviamente scelto la seconda via, con esiti contraddittori. Amen difatti si può intendere come un proseguo sui generis e in fiction di Arirang, in cui Kim riflette ancora su cinema e sulla propria vita d'uomo e cineasta. Le sorti della protagonista che vaga per l'Europa finendo per mendicare ai turisti tramite improbabili performance artistiche, sembra riecheggiare il passato di bohèmien dello stesso Kim. D'altro canto, questa stessa traiettoria esperienziale richiama gli eroi outsider e marginali che hanno fin dagli esordi caratterizzato l'universo autoriale di Kim. Solo che qui, per la prima volta, l'incarnazione di un possibile alter ego del regista è al femminile. Una variazione che permette l'esplorazione della fertile metafora di gravidanza - una gravidanza che la protagonista dovrà apprendere ad accettare e portare a compimento - e nascita come significanti della gestazione e del parto creativi. Non a caso, quindi, l'inseguitore mascherato - che si svela padre del figlio in arrivo - è interpretato dallo stesso Kim: la creazione in gioco è quella cinematografica e, come in Arirang, Kim si sdoppia per mettere in scena il suo impasse giungere, infine, all'accettazione del (ritorno a) filmare. Un costrutto teorico certo stimolante, ma messo in immagini con la supponenza di un falso debuttante. Nel filmare digitale di Kim non ci sono la cura compositiva e l'inventiva formale di cui lo sappiamo invero capace. In nome della fede nell'Autore, per il suo 'secondo debutto' Kim insomma chiede di accettare un ritorno a rozzezza e approssimazione. Siamo davvero disposti a farlo?

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