In un'epoca preistorica i superstiti di un'isola devastata da un'eruzione vulcanica si rifugiano su un'isola vicina, anch'essa vulcanica, e cercano, seminando disordine e discordia, di convincere la gente che li ha ospitati a trasferirsi sul continente per fondare con loro una nuova società. Ricorrono, infine, alla violenza. Nel loro 4° film i Taviani usano l'allegoria, in una riflessione metafisica e metaforica, per rappresentare un conflitto tra riformisti e rivoluzionari e tra due generazioni. In bilico tra Brecht e Godard (ma con evidenti echi di Pasolini), pur vantando momenti suggestivi, il film risulta intellettualistico sul piano stilistico, poco incisivo su quello narrativo, astratto e velleitario su quello ideologico. Musiche elettroniche di V. Gelmetti.