Il Marchese Del Grillo

Il Marchese Del Grillo

5,00€
Non disponibile

Etichetta: Domovideo
Codice articolo: vco0482
Categoria: VHS » Film Commedia
Caratteristiche
Anno: 1981
Regista/Autore: M. Monicelli
Tipologia: Ex Noleggio
Trama

Agli inizi del XIX secolo, in una Roma minacciata dalle campagne napoleoniche vive il marchese Onofrio del Grillo, guardia nobile dello stato papale dall'indole goliardica e lazzarona. Le sue giornate cominciano sempre tardi al mattino, con i servi del palazzo costretti a non fare rumore fino al suo levarsi, e sono improntate all'organizzazione di scherzi e alla frequentazione di bettole, bische clandestine e di giovani popolane senza grazia. Il suo edonismo senza remore e le sue provocazioni ingiuriose nei confronti di mendicanti, papi e consanguinei, proseguono liberamente fino al giorno in cui Napoleone invade lo Stato Pontificio e i francesi entrano a Roma. L'incontro con una giovane e bellissima attrice, gli fa per la prima volta pensare di poter abbandonare Roma per Parigi. Dopo il Medioevo de L'armata Brancaleone, il ritorno al passato pre-novecentesco e alla commedia in costume da parte di Mario Monicelli sancisce il passaggio agli anni Ottanta e il definitivo tramonto della commedia all'italiana. La risposta diretta all'autarchia artigianale di Nanni Moretti e allo scacco della nuova gioventù romana si veste degli abiti sontuosi e della costosa produzione de Il marchese del Grillo. Prendendo ispirazione da una figura storica realmente esistita nella Roma papalina, Monicelli (con Bernardino Zapponi, Leo Benvenuti, Piero De Bernardi e Tullio Pinelli) costruisce l'altra faccia del borghese piccolo piccolo meschino e giustiziere attraverso un nobile arrogante, perfetto interprete e precursore della decadenza romana. Colto e volgare, ruffiano e prevaricatore, crudele e generoso, Onofrio del Grillo è il trionfo delle maschere di Alberto Sordi, il parossismo di un'italianità arrogante, gaudente e sorniona. All'attore romano, il regista consacra completamente una grossa produzione costruita come un insieme di quadri senza inizio né conclusione (non a caso, il film comincia e finisce con il marchese che regge la portantina di Papa Pio VII), un'antologia di episodi che ritraggono la vita di un satiro di primo Ottocento perfettamente consapevole delle storture della società classista (“La vita è fatta a scale...”, dice per giustificare le sue burle al Papa), ma troppo avvezzo al proprio potere e ai suoi privilegi per affrontare la questione senza ironia. Fra cinismo e patetismo, crudeltà e accondiscendenza, Monicelli inscena ogni frammento come una sfida, una provocazione immorale che l'allegro marchese lancia verso tutti i personaggi che gli si muovono attorno: nobili e popolani, clericali e anticlericali, guardie e ladri. Zingarate e goliardia diventano così un mezzo di espressione “civile”, più che un semplice passatempo per fuggire dalla mediocre realtà (come era invece in Amici miei), e il veicolo ideale per mettere in piazza privilegi e iniquità sociali si rivela essere ancora una volta la raffigurazione grottesca della caricatura e il linguaggio interclassista della saggezza e della comicità popolare. Sordi si carica di tutte le contraddizioni di una maschera piaciona intenta a desacralizzare ogni divisione sociale, arrivando a sdoppiarsi letteralmente nel finale in nobile marchese e in carbonaro umile e ubriacone. Animati dalla stessa lascivia e da un parlato ugualmente triviale, i due sosia sono le due anime di una medesima (im)moralità. Se una tale rappresentazione costituisca o meno un cattivo esempio (è ancora questa la nota querelle fra Monicelli e Moretti), l'unica risposta possibile è accettare le condizioni del marchese. Sì, ce lo meritiamo Alberto Sordi. Perché? Perché “io so' io e voi nun siete un cazzo!”

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