Anno 2053: La Grande fuga

Anno 2053: La Grande fuga

5,00€
Disponibile

Etichetta: Skorpion
Codice articolo: prd16547
Categoria: VHS » Film Fantastico
Caratteristiche
Anno: 1992
Regista/Autore: M. Markham
Tipologia: Ex Noleggio
Trama

Nell'anno 2053 un esperimento scientifico fallito ha provocato conseguenze disastrose sull'ambiente. La fascia dell'ozono è stata distrutta e i raggi del sole, quando riescono a trapassare la coltre di nubi tossiche che avvolge la Terra, costituiscono un pericolo mortale per chi viene colto all'aperto. L'effetto serra è un ricordo, e tutto il pianeta è immerso in un inverno perenne. Quanto rimane della società civile è raccolto in poche città superstiti, lontane tra loro e quasi sperdute in mezzo a vasti territori praticamente abbandonati al disordine e all'anarchia. Tra i pochi strumenti che la legge è in grado di utilizzare in quei territori, altrimenti incontrollabili, ci sono i cacciatori di taglie. Harry Stark (Ironside) è uno di questi bounty hunters che in uno sperduto avamposto ha catturato Reno (Vanity), una criminale evasa, e intende riportarla indietro alla civiltà (o almeno a quello che ne resta) per incassare la taglia. Giunto a Jericho, Stark scopre che otterrà la ricompensa solo consegnando la prigioniera alle autorità di Neon City, città che si trova a diversi giorni di viaggio, al di là di una regione infestata da bande armate, bersagliata dalle mortali radiazioni del sole e dall'atmosfera inquinata. Così Stark e Reno prendono posto, assieme ad un variegato gruppo di viaggiatori, su un grosso veicolo corazzato che sta partendo per la città. Tra i passeggeri che condivideranno l'avventura ci sono un dottore, un vecchio, una prostituta, un commediante privo di talento, una donna che sembra conoscere Stark, e un ex-detenuto che Stark aveva arrestato cinque anni prima. Uno dei pochi ruoli positivi di Ironside, che siamo più abituati a vedere nelle vesti del villain (Atto di forza, Scanners, Johnny 2.0), in un film che peraltro non risulta particolarmente convincente, anche se alcuni commentatori ne hanno positivamente sottolineato le scenografie e le ambientazioni, molto curate e realistiche. Così, se da un lato risulta debole quanto a personaggi e dialoghi, dall'altro il film si riscatta presentandoci una superlativa immagine di un mondo precipitato nel caos. Raramente si è visto - anche in film con budget molto importanti - un ritratto di post-olocausto così convincente. La scelta di girarlo in pieno inverno nelle desolate pianure dello Utah si è rivelata indovinata. I paesaggi gelati danno effettivamente la sensazione che il sole non riesca più a riscaldare la terra, e l'uso intelligente di lenti e filtri altera la luce ed i colori di quanto basta a rendere inquietanti gli scenari più consueti. In definitiva una pellicola di medio livello, il cui interesse risiede soprattutto nel fatto di costituire una rivisitazione in chiave futuribile del celeberrimo Stagecoach (Ombre rosse) in cui la diligenza è stata sostituita da un carro blindato e feroci predoni tecnologici hanno preso il posto degli Apaches. Ma la storia e i personaggi non hanno la profondità e le valenze del capolavoro di Ford. ©

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