Gli ultimi trent'anni nella vita di Aurelio Agostino (354-430). Sullo sfondo il declino dell'impero romano (con Roma messa a sacco nel 410 dai visigoti di Alarico) di cui Agostino (D. Berkani) è testimone ma di cui annuncia il superamento. Pur non volendo Agostino come un protagonista tradizionale, Rossellini non ha saputo farne il testimone convincente di un'epoca di transizione. Non mancano i momenti eloquenti (la decisione sull'eredità tra i due fratelli Sisto e Papirio; il rifiuto dell'offerta di Siriaco; il discorso finale) né le pagine in cui la disadorna semplicità del suo linguaggio trova le sue illuminazioni (la visita in carcere e l'uccisione di Marcellino). Invece di essere epica (nel senso di Brecht), la rappresentazione dei fatti e dei personaggi risulta generica. È probabilmente il meno riuscito tra i suoi film storico-didattici (Luigi XIV, Socrate, Pascal, Cosimo, Cartesio, ecc.). Le allusioni all'oggi gli procurarono risentite riserve dalla critica di sinistra.
(fonte MyMovies.it)